Salve a tutti.
E’ il mio primo esperimento su “The Slayers”, tralasciando una storia
decisamente un po’ più seria che sto scrivendo da poco e che ancora non è pronta
per la pubblicazione (per inciso: AAA betareaders molto esperti di mondo,
storia, gerarchia e razze cercansi per correzione approfondita di dettagli che
io non ricordo) (spero di non commettere nulla di illegale lanciando questo
appello).
Questa storia invece è leggera e non ha grandi pretese, è fatta solo da leggere
così, per passare il tempo. Spero che funzioni allo scopo.
Mi auguro che mi farete sapere.
Buona lettura
suni
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“VALGAAARV!!”
L’ululato di Philia attirò l’attenzione di un gruppo di ignari passanti,
attoniti per via del volume spropositato del suo strillo.
Gli habituè della via, invece, non diedero mostra d’averla nemmeno sentita:
c’erano ben avvezzi.
“VALGAAARV!!” ripetè esasperata lei, affacciata alla porta del negozio.
Gourabos continua a spazzare senza badarle. Sapeva comunque che da un momento
all’altro si sarebbe voltata e l’avrebbe spedito in cerca del bambino, come se
fosse stato un piccolo idiota. E dire che, arrivando a tanto così dal
distruggere il mondo, il drago ancestrale aveva decisamente dimostrato una certa
capacità di arrangiarsi.
“Gourabos?” lo apostrofò Philia interrompendo le sue riflessioni. Sollevò appena
gli occhi sulla ragazza drago, soffocando un sospiro.
“Dimmi, tesoro” replicò, rassegnato, posando la ramazza contro il muro.
“Puoi andare a vedere dov’è Vargarv, mentre io sto qui nel caso arrivassero
clienti?” gli domandò in un moto improvviso di dolcezza. Non aveva neanche
reagito bruscamente all’appellativo tesoro, come faceva invece di solito.
Gourabos Si slacciò il grembiule con rapidità e si avviò alla porta.
“Certo, Philia” mormorò soltanto.
Se anche avesse risposto di no, non sarebbe cambiato nulla: lei lo avrebbe
costretto, comunque.
Se non fosse stata così bella, non si sarebbe certo lasciato comandare a
bacchetta; e neanche Jiras, che doveva essere andato a fare spesa al mercato
come gli era stato intimato dall’ex-vestale.
Philia lo guardò allontanarsi con una certa apprensione. Vargarv era un bimbo
molto in gamba, ma non si poteva mai sapere, il pericolo era sempre dietro
l’angolo.
“E con le terribili creature che ci sono in giro…” mormorò tra sé, cercando di
scacciare l’ansia.
“Suvvia, Philia cara, non sei poi così tremenda” commentò una voce consolante a
pochi centimetri dal suo orecchio.
La ragazza fece un notevole salto per lo spavento, roteando su se stessa con
conseguente sventolio dei lunghi capelli dorati dritto in faccia al suo
interlocutore.
“SPAZZATURAAA!! –strillò furibonda, mentre la coda saltata fuori dalla gonna
faceva piazza pulita di due stupendi vasi d’età presensiana- Cosa ci fai
qui?!!!”
Xelloss la osservò pacifico, con una vaga, divertita perplessità nel vedere il
pavimento cosparso di cocci.
“Nulla di speciale –sorrise mite, gli occhi chiusi- passavo da queste parti, e
così…” concluse, generico.
Philia lo fissò con astio, le labbra contratte in una sorta di muto ringhio.
“Sciocchezze! –sbottò- E GUARDA COS’HAI FATTO!!” sbraitò osservando i suoi due
vasi in pezzi e rendendosi conto dell’enormità della somma che ci aveva appena
rimesso.
Xelloss sorrise ancor più apertamente.
“Io, Philia? Ma se hai fatto tutto da sola…” obiettò con voce sciocca e
mansueta.
La ragazza drago estrasse fulmineamente la mazza chiodata con un urlo di rabbia
e la agitò in direzione del demone, intento a schermarsi tra gli espositori del
di lei negozio.
“Non credo, Philia cara… –esclamò lui con un sorriso, schivando un primo colpo,
che abbattè una vetrinetta di soprammobili in giada- che dovresti usare quell’aggeggio…
-continuò, sventando una seconda aggressione, la cui conseguenza fu che il
tavolo in mogano vecchio cinquecento anni da quel momento avrebbe dovuto
accontentarsi di tre gambe-… qui dentro” concluse calmo abbassando la testa quel
tanto che bastava perché il maestoso dipinto di Ceiphied alle sue spalle finisse
diviso in quattro distinte parti, esattamente come il soggetto ritratto.
Philia ansimò, osservando con gelida ira il sorriso invariato sul volto
apparentemente innocuo di Xelloss. Intorno a lei, si sarebbe detto fosse passato
un tornado.
“Ah davvero?” mormorò atona, tremante di rabbia.
“Mmh-mmh” Xelloss annuì allegramente, divertito dall’episodio. Il che lo
distrasse sufficientemente a lungo da permettere a Philia di sventolare
un’ultima volta la mazza, che finalmente centrò il destinatario in piena faccia
e lo spedì via. Con un accidentale inciampo col piede destro, Xelloss deviò il
proprio volo all’indietro andando a schiantarsi contro i preziossissimi
cristalli elmeikiani che costituivano l’orgoglio della bottega d’antiquario.
“AAAAH!” guaì Philia, distrutta da quello scempio.
Xelloss si alzò con uno scricchiolio di cocci infranti, spolverandosi i vestiti
con le mani guantate, che poi sbattè tra loro con una certa soddisfazione.
“Ooops” sorrise divertito.
Quanto adorava farla incavolare… era la cosa più piacevole che gli fosse
capitata dai tempi della Kouma Sensou. Era assolutamente uno spasso, perché
Philia reagiva sempre in modi assurdi ed inconsulti, in barba a tutte le
credenze che volevano i draghi come quietissime, savie creature.
Lei, immobile, lo guardava a mascella spalancata. Era sconvolta e boccheggiante,
con i capelli arruffati dalla lotta e la lunga gonna arrotolata intorno alle
gambe.
Uno spettacolo impagabile agli occhi del mazoku.
Che, imperturbabile, continuava a sorridere.
“Io… Io ti… Ti…” balbettò la fanciulla, incapace di proseguire oltre.
“Suvvia, Philia cara, non ti ostinerai a dire ancora che è colpa mia, vero? Sei
tu che continui ad agitare in giro quella cosa come fosse un ventaglio” osservò
il demone con la massima quiete, indicando la mazza in terra accanto a lei.
Philia la raccolse con stizza e la ripose al suo posto.
“Che cosa vuoi?” sospirò coprendosi il viso con le mani in un evidente tentativo
di calmarsi.
“Ma niente, Philia! –ribatté Xelloss innocentemente- Te l’ho detto, sono qui di
passaggio…”
Il volto della ragazza drago era indescrivibile in quel momento; come se un
pittore si fosse divertito nel deformarlo il più possibile, componendo i pezzi e
rimettendoli insieme senza proporzioni. Complessivamente, comunque, esprimeva
una discreta esasperazione.
“Di… Passaggio…” mormorò atona.
“Esatto! –concordò gioiosamente Xelloss- Ci facciamo un the?” propose battendo
piano le mani.
Philia spostò lo sguardo sulla propria destra, come in cerca di un inesistente
aiuto. Poi marciò verso di lui, lo afferrò per le spalle e senza tante cerimonie
lo spinse verso l’esterno.
“FUORI! –urlò, premendo con tutte le sue forze la schiena del demone, che da
parte sua ridacchiava stupidamente facendo dispettosamente resistenza con i
piedi puntati a terra- ESCI DI QUI!”
“Andiamo almeno a mangiarci un gelato!” ribatté lui con fintissimo dispiacere.
Philia si arrese, rimanendo afflosciata contro quella insopportabile schiena,
odiosa come tutto il resto del suo proprietario, e si rese conto che non se ne
sarebbe liberata finché non lo avesse accontentato. E almeno mangiando il gelato
lo avrebbe allontanato dal suo negozio.
“E va bene –ringhiò- vada per il gelato!” cedette, afferrando la borsetta con il
suo portamonete.
“Splendido!” commentò Xelloss con incomprensibile entusiasmo, lasciando
finalmente il negozio.
Philia dopo aver appeso il cartellino con su scritto ‘torno subito’, lo seguì
nella via, impettita e rigida, il viso contratto in un’espressione di severa
scostanza.
Erano una ben strana immagine, il demone sorridente, allegro ed innocuo e il
drago incupito, sprezzante e arrabbiato.
“Allora, Philia cara, come stai?” domandò con leggerezza Xelloss, attendendo con
sommo dispiacere di Philia che lei lo affiancasse, prima di procedere oltre.
“Bene” rispose tetra cercando di camminare più in fretta possibile: prima
arrivavano ala gelateria, prima quel tormento sarebbe finito.
“Dalla voce non si direbbe… Tutto a posto?” osservò Xelloss con leggerezza.
Chissà, se aveva qualche guaio forse poteva infierire e deriderla un po’,
rendendo la giornata ancor più comica.
Philia sbuffò. Non gli interessava, anzi non solo, ma gli sarebbe anche
dispiaciuto se lei davvero stava bene, e non vedeva per quale ragione
continuasse quella stupida farsa.
“Sto benissimo, Xelloss, va tutto ottimamente” ripetè con un melenso sorriso.
Lui la guardò indagatorio, ad occhi socchiusi, prima di fare spallucce.
“Sarà. Secondo me ti annoi.–ciarlò- E comunque, il fidanzato non ce l’hai”
dedusse noncurante, ben conscio di stare dando il colpo di grazia ai nervi già
provati di lei.
Philia s’irrigidì ulteriormente, arrossendo come un pomodoro maturo.
“C-cosa? –balbetto- E tu che ne sai?” ringhiò avventandoglisi contro.
Xelloss non dette segno di notarlo.
“Sei sempre così acida…” rispose, come se la cosa fosse ovvia.
Philia rimase pietrificata, mentre un catalogo mentale di possibili morti
dolorose del mazoku scorreva rapido davanti ai suoi occhi.
“Beh, Philia cara? –la chiamò lui, qualche metro più avanti- Non vieni?” domandò
indicando la gelateria ormai prossima.
Lei trasse un profondo respiro, poi un altro ed un altro ancora. Ce la poteva
fare, erano arrivati ormai. Senza aggiungere una sola parola, lo seguì con viso
tirato finchè non furono davanti alla vetrina dei gelati.
“Allora… Che gusti vuoi?” domandò Xelloss con gentilezza inusitata per uno della
sua razza.
“Allora… -Philia ritrovò per qualche istante il sorriso- Per me fragola e
vaniglia!” scandì.
Una piccola smorfia di disgusto attraversò il viso del demone.
“Lo sapevo…” mormorò scuotendo piano la testa.
“Che c’è che non va nel mio gelato?” grugnì con ira Philia, afferrando il cono
che il gelataio le porgeva, un po’ intimidito.
“Nulla, figurati –rispose Xelloss zuccheroso- Cioccolato e whiskey, grazie”
“Gaaak –mugugnò Philia schifata- Sei disgustoso, Xelloss”
Il demone si limitò a porgere alcune monete al negoziante, con un sorriso
d’intesa tra uomini a danno della sciocca fanciulla.
Lo sdegno che Philia stava per manifestare violentemente a quel misogino
atteggiamento fu scacciato da un altro pensiero.
“E-ehi! Hai pagato tu! –osservò vivacemente mentre si allontanavano- Oh no no,
scordatelo! Ecco, i miei soldi” concluse cavando fuori il portamonete e
frugandovi dentro.
“Non essere ridicola, Philia cara, sono io che ho voluto il gelato” si schermì
allegramente lui, con una voluttuosa leccata al suo cono, simile ad un
ragazzino.
“Non voglio doverti niente, Xelloss, prendi” insistè fermamente lei, porgendogli
le monete.
“Per un gelato? –rispose il demone divertito- Non credo che avanzerò pretese
sulla tua anima per questo” ridacchiò, scuotendo la testa.
“Prendi” proseguì Philia seria, facendo per infilare le monete tra le pieghe del
suo mantello.
Con un sorriso esasperato e paziente, il demone svanì, lasciandola lì da sola
con le monete tra le dita.
La ragazza si guardò nervosamente intorno per un po’, controllando dove fosse
finito.
“Xelloss? –chiamò- Xel, d’accordo, me lo puoi offrire il gelato!” proseguì,
sentendosi alquanto stupida a parlare da sola in mezzo alla piazza affollata.
Con un sospiro, Philia riportò l’attenzione sul proprio gelato, prima di
lanciare intorno un’ultima occhiata perlustrativa, che ebbe il solo risultato di
confermare l’assenza del mazoku. Quindi s’incamminò lentamente sulla via del
ritorno, mangiando con calma. Lungo la via non resistette alla tentazione di
fermarsi davanti al negozio di ceramiche d’oltrebarriera per osservare
minuziosamente i nuovi arrivi, persa nei propri pensieri.
Quasi le dispiaceva che Xelloss se ne fosse andato. Era vero, aveva ragione lui:
si annoiava.
Non che fosse scontenta, tutt’altro: Vargarv era la gioia della sua vita, la
cosa più bella che le fosse mai capitata ed ogni giorno ringraziava Lon per
averglielo lasciato. Il bimbo era una delizia, un vero piccolo tesoro, e così
vivace e gioioso che trasmetteva anche a lei quelle splendide sensazioni. Anche
il lavoro al negozio andava bene, certo non sarebbe mai diventata ricca ma non
si poteva davvero lamentare, c’era un afflusso discreto ma costante di clienti.
Ma Philia Ul Copt si annoiava. Non ricordava da quanto tempo non provasse il
brivido dell’eccitazione, dell’avventura, il che era piuttosto triste per un
drago giovane come lei; la routine l’aveva ormai ingoiata, tanto che talvolta si
scopriva a rimpiangere i rischi e le fatiche della lotta contro Dark Star. Le
mancavano molto anche Lina e gli altri. Ma la maga non era ormai più una
ragazzina, aveva tre figli a carico che ormai stavano diventando grandi, perciò
lei e Gourry non potevano più scorrazzare in giro ma dovevano badare alla
famiglia. Amelia era Regina da un pezzo, non riusciva quasi mai a lasciare il
palazzo per i suoi impegni di corte ed era molto che non si vedevano. E
Zelgadiss, beh, lui era quello che vedeva più spesso. Le sue continue
peregrinazioni lontano dall’eterna fidanzata a Saillune lo portavano di tanto in
tanto dalle sue parti: Philia adorava vederselo piombare in negozio
all’improvviso avvolto nel suo mantello chiaro, con un carico di polvere e di
racconti sul suo ultimo, entusiasmante viaggio.
Una familiare sensazione l’accolse giungendo in prossimità della sua bottega.
Aumentando il passo, si precipitò all’interno, con un muto gemito bloccato nella
strozza.
Vargarv era beatamente seduto sulle ginocchia di Xelloss, dietro il bancone;
rideva, allegro e fiducioso come lui solo sapeva essere. Il demone aveva, una
volta tanto, aperto gli occhi, e gli raccontava qualcosa a mezza voce.
“NOOO! –urlò Philia strappandogli via di dosso il bambino- STA’ LONTANO DA LUI!”
lo minacciò, stringendo con forza il figlioletto.
“M-mamma! –si lamentò lui scandalizzato- Ma sei impazzita? Xel mi stava
raccontando di Ceiphied e Shabranigdo… Domani a scuola ho l’interrogazione di
storia!” osservò con aria infastidita per l’atteggiamento soffocante della
madre.
Philia rimase a bocca aperta, senza sapere bene cosa dire, ed arrossì per
l’imbarazzo.
In silenzio, Xelloss la guardava canzonatorio, gli occhi viola puntati con
irriverenza su di lei. Non parlava –non ce n’era bisogno, in effetti: come
accadeva spesso, aveva fatto tutto da sola rendendosi già sufficientemente
ridicola. E questa forse era la cosa che più lo divertiva di lei. Si limitava
solo a fissarla ironico.
Philia chinò lo sguardo con un brivido, portando l’attenzione al bambino.
“Mi dispiace tesoro, scusami tanto… Ora v-va’ di sopra in camera –sorrise
desolata- Ti spiegherò io la lezione a cena, d’accordo?” promise carezzandogli i
capelli.
Il piccolo Vargarv storse la bocca indispettito e la guardò con profondo
compatimento: la mamma ogni tanto era strana davvero. E poi, quando c’erano
ospiti interessanti, come Xel, lo mandava sempre via, ma non era mica stupido!
Faceva già la terza elementare alla scuola draconica, non era uno sprovveduto!
“Ma Xel racconta bene, mamma” provò a protestare, con poche speranze.
“E tu devi ancora farti il bagno, caro il mio ometto… Forza, va’ di sopra,
scommetto che Jiras è già tornato” insisté lei dolcemente.
Vargarv sospirò.
“Va bene… -si arrese- Ciao ciao, Xel!” aggiunse con tristezza sventolando la
manina.
“Ciao, Var! Buon pomeriggio!” rispose allegramente il demone, facendo
altrettanto.
Gourabos stava accumulando cocci nell’angolo accanto all’uscita, con espressione
seria ed imperscrutabile.
“Che è successo qui dentro, Philia?” domandò con tono di voce controllato. Lei
notò distintamente il demone mordersi le labbra per trattenere una risata.
“Un piccolo incidente” rispose sostenuta.
Gourabos la guardò scettico.
“Sicuro, –aggiunse Xel serafico- posso testimoniare. Le è inavvertitamente
caduta la mazza, e poi è rimbalzata otto o nove vol-… Ahiahiahia” mugugnò
ridacchiando, mentre l’esasperata ragazza drago gli saltava a piè pari
sull’alluce destro.
Gourabos li guardò rassegnato.
“Non so chi di voi due sia il più idiota” commentò piano, con una confidenza del
tutto inusuale per lui, sempre silenzioso e rispettoso.
Philia si sentì avvampare. Era assolutamente vero, si stava comportando come una
sciocca. Da parte a lei, Xelloss sembrava del tutto ignorare il commento: simili
affermazioni su di lui non sortivano il minimo effetto; tutt’al più avrebbe
potuto massacrare Gourabos, ma non ne valeva la pena, con tutte le scenate che
poi gli sarebbe toccato subire da Philia.
“Come mai sei ancora qui?” domandò Philia con affettata cortesia.
Xelloss fece spallucce.
“Beh, pensavo che almeno mi invitassi a cena” rispose come cadendo dalle nuvole.
Gli occhi di Philia si sgranarono tanto da sembrare di stare per cadere fuori
dalle orbite e per qualche secondo lui pensò che non sarebbe riuscito a non
scoppiare a ridere, ma in qualche modo lei si ricompose.
“Ma se non mangi nemmeno…” mormorò a denti stretti.
Xelloss scosse la testa con serietà, levando un dito guantato e dondolandolo con
dissenso.
“Non ne ho bisogno, ma se c’è qualcosa di molto buono lo mangio volentieri”
“Per esempio?” grugnì lei sul punto di esplodere.
Xelloss riflettè velocemente: doveva farsi venire in mente la cosa più difficile
da trovare e da cucinare, e farsi preparare quella. Sarebbe stato esilarante.
“Beh, non saprei… Oh, ci sono! –esclamò con candido entusiasmo- arrosto di merod
con sugo di funghi e lotos e contorno di granchi blu in salsa papayata”
Philia lo guardò a bocca spalancata. Ora era troppo: lo avrebbe eliminato.
Spalancò la bocca per lasciare sfogo all’odio che sentiva di portargli.
“Wow! –esclamò Jiras comparendo dalle scale in quel momento- Si direbbe essere
un piatto d’alta cucina, eh?” disse ammirato.
Lo sguardo terrificato di Philia si spostò silenziosamente su di lui.
“Strepitoso” confermò Xelloss sorridendo
“Tu sei pazzo –riprese lei riportando l’attenzione sul mazoku- ci vorrebbero ore
ed ore e solo trovare il merod sarebbe un’impresa” lo contraddisse fermamente.
Xel sbuffò comprensivo.
“Se è troppo difficile per te non fa nulla, Philia” commentò con solidale pena.
“NON E’… -lei si morse le labbra- Non è affatto difficile. Fermati a cena, si
mangia merod stasera”
“OOOLLEEE!” esclamarono Jiras e Gourabos in coro.
“Sicura? Se vuoi ti do una mano…” propose Xelloss mostrandosi incerto e
preoccupato.
“No. –scandì lei- anzi, perché non vai a farti un giretto mentre aspetti?”
propose premurosa strattonandolo per farlo alzare.
“Un giretto dove?” domandò lui sentendosi catapultare verso l’esterno.
“Lontano da m-… Beh, c’è un grazioso negozio di oggetti magici in fondo alla
piazza, perchè non ci fai un giro? –propose melliflua- E’ il migliore dello
stato” aggiunse enfatica.
Lui cui pensò su.
“Mmmh.. Beh, sì, farò cos-…”
La porta gli sbattè in faccia.
Lui ridacchiò, allontanandosi. Spalancò i profondissimi occhi con soddisfazione
e si sfregò le mani.
Bel programmino per una giornata libera.